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Mercato ortofrutticolo, Trieste Convention Center e il “daspo urbano”

Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale abbiamo discusso una serie di atti più o meno rilevanti per il futuro della nostra città. La diversità di comportamento che il gruppo del Partito Democratico ha tenuto sui diversi provvedimenti esaminati ha dimostrato come, al di là di polemiche e strumentalizzazioni, cerchiamo di portare il nostro contributo costruttivo dai banchi dell’opposizione.

Due delibere, in particolare, hanno trovato il nostro consenso: quella sull’acquisto del capannone ex Duke, con l’ipotesi di trasferirvi il mercato ortofrutticolo, e quella sul project financing per la realizzazione del Trieste Convention Center in Porto Vecchio, in primis per ESOF ma pure per dotare stabilmente la città di un centro congressi. Su entrambe le delibere il nostro voto è stato favorevole, ma sarebbe stato utile un maggior approfondimento: sul mercato ortofrutticolo, in particolare, è stato singolare votare di fatto una ratifica ad una scelta, seppur ragionevole, già effettuata dalla giunta; sul Trieste Convention Center, abbiamo sottolineato come questo andrebbe accompagnato da un ragionamento e da un progetto complessivo di sviluppo dell’area del Porto Vecchio, anziché procedere pezzetto per pezzetto e rischiando di perdere una visione d’insieme.

Diverso il discorso sulle modifiche al Regolamento di Polizia Urbana, in particolare con l’introduzione del “daspo urbano”. La misura è, sì, prevista dal decreto Minniti, ma per quelle città in cui vi sia un problema di sicurezza urbana: continuo a pensare che non sia il caso di Trieste, oltre a ritenere personalmente che si tratti in generale di una misura sbagliata in quanto, volente o nolente, va a colpire persone che generalmente appartengono alle fasce deboli della società. Ho rivendicato e continuerò a rivendicare su questo e su altri punti una posizione che qualcuno definisce “ideologica”: credo semplicemente che i valori in cui si crede vadano difesi, a prescindere dal tornaconto elettorale. E che bisogna avere il coraggio di affrontare le questioni con strumenti appropriati, rispondendo non a percezioni ma a dati oggettivi.

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Bilancio, poche idee e ben confuse

Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale sono stati discussi il bilancio preventivo e il documento unico di programmazione. Più che una discussione, in realtà, è stato un monologo delle opposizioni: l’assessore Rossi ha illustrato il documento – uno degli atti più importanti di un’amministrazione dal punto di vista politico – dedicandogli meno di un minuto e il centrodestra è rimasto muto, dopo aver ribadito che “a prescindere” non avrebbe accolto nessuno degli emendamenti presentati dalle opposizioni. Una scena avvilente, sia per i consiglieri di opposizione sia per quelli di maggioranza, che hanno evidentemente avuto l’input di tacere e premere il bottone senza intervenire. Rappresentanti eletti da centinaia di cittadini che non hanno detto nulla sul bilancio del Comune. Il tutto si è concluso in maniera ancora più triste: il Sindaco, stizzito dal prolungarsi degli interventi dell’opposizione, ha pensato di offendere e minacciare il collega Marco Toncelli, al che abbiamo abbandonato l’aula.

Quanto al contenuto del bilancio, il vuoto o quasi: poche, pochissime idee e ben confuse. A due anni dall’insediamento della giunta non si capisce quali siano le idee di sviluppo per la città, quali per il Porto Vecchio. Ai roboanti annunci, ad esempio quello sull’utilizzo dell’ex caserma di via Rossetti per farne un polo scolastico, non segue nulla sul piano concreto: nulla è scritto, tanto fumo e niente arrosto. E dove è scritto, è pure scritto male: nel documento unico di programmazione, si prevede il termine dei lavori per il Centro Congressi dopo il 2020, ovvero dopo ESOF che è la spinta acceleratrice e il principale motivo per cui dovrebbe essere realizzato. Ricordate la beffa dello Stadio Nereo Rocco pronto dopo i Mondiali del 1990? Ecco, se già partiamo con questi presupposti…

La cosa più preoccupante, però, è l’erosione delle azioni HERA per motivi del tutto ingiustificabili: a bilancio ci sono vendite per 20 milioni, la gran parte dei quali per finanziare non nuove opere ma manutenzioni, ovvero spese ricorrenti. Come dire che l’anno prossimo queste spese ci saranno ancora, e cosa faremo? Venderemo altre azioni perdendo quindi potere decisionale e dividendi? Sarebbe come se una famiglia, invece di rivedere le proprie spese e cercare di risparmiare, ipotecasse la casa per pagare le bollette di acqua, luce e gas. Una scelta che non lascia ben sperare per gli anni a venire.


Abbiamo sbagliato, ripartiamo

Quando le sconfitte sono così pesanti forse è meglio evitare commenti e analisi a caldo: rischierebbero di essere poco lucidi. È difficile, d’altra parte, rimanere in silenzio nel Paese in cui tutti sono CT della Nazionale di calcio, economisti, statisti. In questo mese trascorso dalle elezioni politiche si sono susseguiti i ragionamenti e le ipotesi più svariati su possibili geometrie del nuovo Governo, si sono individuati tanti colpevoli sia passati che futuri. La presa di responsabilità da parte del PD deve essere senza se e senza ma: nel merito (di alcune proposte) e nel metodo (nella comunicazione di quasi tutto) abbiamo sbagliato. La reazione, trascorso questo tempo di metabolizzazione della sconfitta, deve, però, essere altrettanto netta: cambiare atteggiamento nei confronti dei cittadini e di quella galassia di formazioni politiche, sociali e culturali a noi vicine; rivedere i contenuti e le priorità, che in alcuni casi – non in tutti, penso ad esempio a quanto di buono fatto (anche se molto c’è ancora da fare) per i diritti della persona – sono stati sbagliati; rimettere al centro progetti e idee, non personalismi. E soprattutto, a partire da…ieri, smetterla di farci le pulci e attaccarci pubblicamente l’un l’altro, tra correnti interne, candidati a questa o quella carica, forze politiche che dovrebbero avere un comune avversario: la destra. Continuo a leggere scambi di accuse a chi ha più colpe sulla catastrofe del 4 marzo: continuiamo a farci del male…

Passando senza soluzione di continuità al qui e ora, in Consiglio Comunale cerchiamo nel nostro ruolo di opposizione di continuare a portare avanti  proposte, confidando in un atteggiamento del centrodestra che non sia pregiudizialmente contrario a tutto ciò che è firmato da noi. Purtroppo anche nell’ultima seduta, sul tema imposta di soggiorno, l’Assessore e la maggioranza hanno deciso di non accettare un ordine del giorno da noi proposto e che cercava di raccogliere con concretezza la sua (apparente?) apertura al dialogo con gli operatori turistici, che sono il motore e l’interfaccia con il mondo di un settore fondamentale per lo sviluppo della nostra città. Speriamo che, passata quest’altra campagna elettorale e superato l’orgoglio di chi non accetta nessun suggerimento, si riesca a riprendere un dialogo nel merito, per il bene di tutti.

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Casette dell’acqua, tram dei libri e biciclette in zona pedonale

Lunedì scorso un’altra seduta del Consiglio Comunale senza delibere, indice della (non) produttività di questa giunta che molto annuncia e poco fa.

Abbiamo, quindi, discusso, le mozioni ancora in calendario e tra queste è stata approvata quella con cui ho richiesto di valutare l’installazione di nuove casette dell’acqua in particolare in zone che ne sono sprovviste e che potrebbero beneficiare anche dal punto di vista sociale di un punto di ritrovo accanto ad esse, ad esempio San Luigi e i borghi del Carso.

E’ stata, invece, inspiegabilmente bocciata la mozione con cui chiedevamo un impegno formale per una sede adeguata del “Tram dei libri”: il Sindaco la settimana scorsa ha rassicurato la circoscrizione, tuttavia un voto del Consiglio avrebbe rafforzato nella forma e nella sostanza la sua promessa. L’importante è che la situazione si risolva, peccato tuttavia che anche questo episodio dimostri la scarsa volontà – pur con qualche eccezione – di riconoscere un ruolo all’opposizione.

Fra i temi affrontati nella serata, quello delle biciclette nelle zone pedonali, dove la mozione che abbiamo presentato è stata votata a maggioranza ed è stata così scongiurata l’ipotesi di divieto d’accesso caldeggiata da parte del centrodestra: pur riconoscendo l’opportunità di una maggior attenzione da parte dei ciclisti quando si trovano in compresenza di pedoni, riteniamo totalmente sbagliato vietare il loro accesso nelle zone pedonali, a maggior ragione viste le numerose azioni da intraprendere per incentivare la ciclabilità.

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Le leggi per i diritti della persona e il ruolo del Comune

Talvolta accade che vengano presentate delle mozioni di fronte alle quali la reazione di qualcuno è: “Sì, vabbè, ma cosa c’entra il Comune?” Una domanda che può anche aver senso, ma che più di qualche volta viene utilizzata dai consiglieri (da una parte e dall’altra) perché si vuole cercare di svicolare e non prendere posizione sul tema in questione. Ricordo bene quando, nello scorso mandato, furono presentate mozioni per l’istituzione del registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento. La reazione di qualcuno fu più o meno quella di cui sopra, nel senso che c’era chi contestava l’istituzione del Registro – avvenuta nel 2014 nel Comune di Trieste – sostenendo che la materia era di competenza del Parlamento, e non aveva quindi scopo muoversi prima che venisse approvata una legge. Credo, invece, che anche noi – nel nostro piccolo rispetto a quanto fatto ad esempio dai Radicali o dall’Associazione Luca Coscioni – oltre a dare uno strumento a chi voleva depositare la DAT, abbiamo contribuito a diffondere quella consapevolezza sul tema e pure a sfatare certi timori o certi apriorismi che erano e sono alla base della rigidità di qualcuno sul tema. Ieri è arrivato il sì alla legge sul biotestamento, ed è stato un punto di arrivo importante, ma anche un punto di partenza per altre battaglie ancora aperte sui diritti della persona.

Nelle scorse settimane abbiamo ritenuto di presentare una mozione per ottenere una rapida approvazione della riforma della disciplina sulla cittadinanza – meglio nota come “ius soli” anche se comprende tutta una serie di aspetti che abbiamo cercato di riassumere nel documento che trovate qui. Lo abbiamo fatto anche su stimolo di forze sociali e soggetti politici diversi dal PD ed oggi non rappresentati in Consiglio Comunale, lo abbiamo fatto con convinzione perché riteniamo che anche in questo caso la battaglia vada portata avanti a tutti i livelli, e sia in primo luogo necessario fare opera di conoscenza della riforma attualmente bloccata al Senato. Nel corso delle due sedute di commissione in cui la mozione è già stata discussa c’è stato modo di fare chiarezza su alcuni aspetti e di smontare i motivi di chi la boccia aprioristicamente con il timore di presunte invasioni o confondendo strumentalmente la questione con quella dei richiedenti asilo. La speranza che la riforma possa essere votata prima della fine della legislatura non è ancora tramontata, ad ogni modo credo che non sia tempo perso quello impiegato ad aumentare la consapevolezza del ruolo che questa riforma può avere per l’integrazione e la piena parità dei diritti dei bambini che nascono nel nostro Paese o che frequentano le nostre scuole.

Da ieri c’è qualche speranza in più che anche questo percorso possa avere un suo buon esito.


No al metanodotto e al rigassificatore, una sede per il Tram dei libri, l’uso di Piazza Unità

E’ passato più di un mese e le cose da dire sarebbero tante…

Prima le buone notizie: abbiamo presentato una mozione contro la realizzazione del metanodotto, strettamente connessa alla realizzazione del rigassificatore. Visto il tema, non abbiamo voluto farne strumento di bandiera, ma abbiamo chiesto e ottenuto la firma di tutti i capigruppo. Alla fine la mozione è stata votata all’unanimità e il Comune è intervenuto formalmente ad adiuvandum rispetto al ricorso già presentato dalla Regione, ribadendo così il NO della città al rigassificatore.

Altre cose vanno meno bene: giace ancora nel limbo la mozione che abbiamo presentato affinché il Comune si impegni formalmente a trovare una soluzione adeguata in termini di sede dove mantenere le funzioni di biblioteca e punto lettura svolte dal Tram dei libri. Dopo la richiesta di congelarla e il rifiuto di anticiparne la votazione c’è stato un ulteriore approfondimento sul tema in Commissione, nel corso del quale è stato sostanzialmente ribadito che per le esigenze di spazi del presidio della Polizia Locale gli spazi a disposizione del Tram dei libri verranno fortemente ridimensionati. Spero ancora ci sia un ripensamento…

Ho appena presentato, invece, un’interrogazione sui criteri per la concessione di piazza Unità. Non sono pregiudizialmente contrario ai mercatini in quella location, anche se sarei più dell’idea di lasciarla vuota o se proprio si vuole sperimentare per un anno riempirla del tutto… ad ogni modo il tema è appunto: in base a cosa la piazza viene concessa ed utilizzata? Dato che esiste una delibera ed esistono dei precedenti, ho presentato un’interrogazione per chiedere all’amministrazione chiarezza: quali sono i criteri per cui sono state date delle risposte positive e negative? Tanto per fare un paio di esempi dei mesi passati, è stata concessa per una manifestazione politica contro la Ferriera ed è stata invece negata per una manifestazione per la pace del Comitato Danilo Dolci. Ho chiesto in quale atto si possono trovare i riferimenti e criteri di selezione delle domande, dato che la delibera attualmente in vigore dice che la piazza “può essere concessa per manifestazioni di alto carattere istituzionale e per grandi eventi culturali, oppure per eventi significativi (saggi di società sportive, partenze e arrivi di gara, manifestazioni) di breve durata”.

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foto di Luca Bressan


Casette dell’acqua e aggiornamento su tesserino identificativo TriesteTrasporti

La settimana scorsa in commissione ho illustrato la mozione in cui chiedo – considerato il successo riscontrato dall’installazione delle “casette dell’acqua” in tre postazioni cittadine e considerato che queste sono diventate anche dei luoghi di socializzazione tra i numerosi utenti – di valutare, assieme all’Ente Gestore, la possibilità di collocare una “casetta dell’acqua” nei rioni che attualmente ne sono sprovvisti, in particolare quelli che hanno maggior carenza di spazi di ritrovo e di socializzazione all’aperto. Un esempio è San Luigi, nello spazio all’ingresso al Bosco Farneto in prossimità della via Chiadino: si tratta di uno spazio molto frequentato sia dai residenti della zona sia da altre persone che lo utilizzano per accedere al Parco, al tempo stesso si trova in un rione privo di una piazza o di un luogo di incontro, che potrebbe quindi beneficiare della collocazione di una casetta dell’acqua. Anche lo spazio ad Opicina in prossimità del centro civico potrebbe convenientemente ospitarne una, come altre zone dell’altipiano. Sono alcune possibilità, e mi ha fatto piacere constatare – oltre alla condivisione degli altri consiglieri – che l’Assessore abbia mostrato disponibilità di incorporare anche questi suggerimenti, oltre a quelli arrivati dalle Circoscrizioni, nel lavoro che sta portando avanti per poter installare, nel 2018, altre casette dell’acqua nello stesso territorio: un esperimento iniziato nel 2014 che si è rivelato buona pratica e che ha superato anche lo scetticismo di chi, al tempo, ne criticava la partenza.

Sempre la settimana scorsa, abbiamo anche approfondito il tema che avevamo sollevato con la mozione sul tesserino di Trieste Trasporti. Rimane la mia perplessità sul fatto che non venga più concessa l’opzione di esibire, anziché il tesserino identificativo, un documento di identità, come pure sulla decisione di chiedere un pagamento di 5 euro a chi richiede il tesserino online. Vediamo come andrà, adesso, la discussione della mozione in aula.

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nella foto, lo spazio all’ingresso del Bosco Farneto dove potrebbe trovare collocazione una casetta dell’acqua