Migranti e integrazione

Oggi Il Piccolo ha pubblicato un mio intervento su migranti e integrazione. Lo riporto qui sotto.

È ormai sempre più frequente, a livello locale e nazionale, che il dibattito politico venga indirizzato sulle posizioni in merito al tema dei migranti. Voler dare centralità a questo tema nei modi e nei toni con cui è stato fatto finora è dannoso per almeno due motivi.

Il primo è che gli interventi “contro l’accoglienza”, quando sono fatti nelle città e nei territori in cui le forze di destra sono al governo, finiscono per nascondere la mancanza di proposte organiche di sviluppo per quegli stessi territori: qui ne abbiamo un esempio, da un lato con la natura episodica e non strutturale di interventi “contro” chi non è triestino o italiano – che nulla risolve dei problemi di convivenza tra “autoctoni” (il virgolettato è d’obbligo per una popolazione in cui sono ben pochi quelli che possono dire di avere tutti e quattro i nonni triestini) e stranieri; dall’altro lato, in questi primi sei mesi di amministrazione della destra, abbiamo visto ben poche iniziative che riguardino proposte per la nostra città, in particolar modo per chi anagraficamente si trova di fronte ad un bivio: posso costruire qui un futuro e un progetto di vita o è meglio che me ne vada? Tra proclami e ordinanze, si potrebbe leggere quest’insistenza della destra sul tema dei migranti come una precisa intenzione di eludere il dibattito sulle strategie per i prossimi anni in campo economico, sociale e culturale.

Il secondo motivo per cui il tema dei migranti non può ridursi alla polarizzazione di due posizioni è che questo rischia di minare ulteriormente quella coesione sociale che già oggi vacilla pesantemente, vittima dell’alimentazione sconsiderata di un quadro in cui “noi” veniamo contrapposti a “gli altri”. A peggiorare il tutto, il “noi” di oggi è il “noi” di tante vittime di una crisi economica che è andata a colpire una quantità e un tipo di persone fino a qualche anno fa inimmaginabili, e rispetto alla quale hanno facile presa i messaggi di chi cerca di metterci in competizione con lo straniero, che viene presentato come colui che arriva a minacciare il nostro stile di vita, le nostre tradizioni, il nostro posto di lavoro. La mia, qualcuno sosterrà, è una posizione buonista? Direi di no. Il risultato di un solco e di una contrapposizione maggiori tra “noi” e “gli altri” non possono che avere conseguenze negative da un punto di vista sociale ma anche economico, oltre a pericoli che è meglio non nominare. Il quadro internazionale dice chiaramente che gli arrivi, che siano di richiedenti asilo o di migranti economici, non termineranno, e che la situazione non può essere gestita come un’emergenza. Rientra, quindi, nelle responsabilità di chi ha un ruolo politico ma anche di chi ha senso civico, evitare che questo solco tra “noi” e “gli altri” diventi più grande di quello che già è. Che non significa che chi non rispetta le regole non debba essere punito, anzi bene ha fatto la Presidente della Regione a sottolinearlo e richiederlo con maggior chiarezza. E pure il problema della sicurezza va affrontato, ma nelle corrette prospettive, come espresso in questi giorni – seppur per aspetti diversi – anche da Papa Francesco e dal Presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno.

Accanto a ciò però, è fondamentale lavorare per politiche di integrazione serie e strutturali: da questo punto di vista bene le misure regionali per impiegare i richiedenti asilo in attività di volontariato e di pubblica utilità e quelle per l’educazione civica, si tratta della giusta direzione da percorrere.

E necessario è anche non rinchiudere il dibattito politico nella contrapposizione su questo tema, ma riaprirlo sul futuro della città, che investe altri settori e che potrebbe, risolvendo i problemi economici di tanti, diminuire quella tensione che oggi avvertiamo qui e in tante altre parti del mondo.

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Informazioni su giovannibarbo

Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

One response to “Migranti e integrazione

  • Gabriella

    Certamente il problema della sicurezza c’è ed è necessario affrontarlo affinché i migranti che non delinquono e che sono la maggioranza possano essere distinti da questa minoranza e non accumunati e caratterizzati come personaggi che presentano una pericolosità per la nostra popolazione,non più di altre fasce di emarginati con cui veniamo giornalmente in contatto,e che ci appartengono,certamente il loro disagio socio economico può rappresentare un pericolo per la nostra tranquillità se non riusciremo ad accettare la necessità di integrazione sociale ed economica che sono venuti a cercare presso di noi per gravi disagi nei loro paesi di origine,come già avevano fatto i nostri antenati migrando nel secolo scorso verso l’America e l’Australia,sono persone che si adattano a lavori umili e precari,spesso a condizioni inferiori rispetto ai nostri connazionali,credo che piuttosto che porre l’accento sul rimpatrio dei personaggi a rischio comunque necessario, sia bene tenere presente che offrire loro delle occasioni di lavoro e di socializzazione sia comunque la nostra arma migliore per evitare la loro cosidetta pericolosità.

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