Sull’accoglienza

Leggiamo ormai quotidianamente, sul tema dell’accoglienza dei rifugiati, le dichiarazioni della Lega Nord, di Forza Italia, di Fratelli d’Italia: un atteggiamento, il loro, che purtroppo non stupisce più, nel migliore dei casi noncurante dell’emergenza umanitaria che – è bene sottolinearlo – non ha colpito Trieste, l’Italia e l’Europa, ma le persone che fuggono da Paesi dove è impossibile vivere e cercano qui rifugio. Emergenza che, protraendosi da mesi ed essendo destinata a proseguire anche nel futuro a causa del perdurare dei conflitti in molti Paesi del mondo, non si può più nemmeno definire tale. E se a questo atteggiamento di noncuranza o, peggio, di strumentalizzazione, ci abbiamo ahimé fatto l’abitudine quello che è inaccettabile è l’accusa di buonismo rivolta a chi questa situazione cerca di gestirla, avendo a cuore prima di tutto la sopravvivenza delle persone che fuggono da luoghi di guerra.
Ciò non significa che non vada ribadita a tutti i livelli la richiesta che l’Europa tutta si prenda le proprie responsabilità, in coerenza con i principi che stanno alla base della sua fondazione. Va ribadito, certo, che è necessario che per fronteggiare la situazione tutti – non solo Trieste, Friuli Venezia Giulia e Italia – devono fare la propria parte.
Accusare, però, l’Italia, la Regione, il Comune di non far rispettare i “limiti” significa affrontare la questione dal nostro punto di vista – e cioè quello sbagliato – anziché cercare di trovare una soluzione all’emergenza vissuta dalle persone che arrivano qui alla ricerca di una vita più dignitosa. Come hanno sottolineato nei giorni scorsi l’Assessore Regionale Torrenti e il Sindaco Cosolini, l’obiettivo primario sul breve termine è quello di non costringere le persone a dormire per strada. E se questo è l’obiettivo, non si risolve certo sventolando la bandiera dei reticolati né quella dei respingimenti, come purtroppo hanno fatto ultimamente anche forze politiche abitualmente più sensibili sul tema.
L’invito, quindi, è quello a non strumentalizzare, a trovare delle soluzioni per chi fugge, a non farne una questione di pura ripartizione di quote, in altre parole a darsi da fare assieme per gestire gli arrivi come città, come Paese, come Europa. E non chiamatelo buonismo: si chiama umanità e senso di responsabilità.  
welcome
immagine dal film “Welcome” di Philippe Lioret (2009)
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Informazioni su giovannibarbo

Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

One response to “Sull’accoglienza

  • Claudio Boniciolli

    Condivido quanto scrivi. Il problema e’ europeo . Purtroppo in Europa contiamo poco o niente. Auguri per il tuo impegno. CB.

    Inviato da iPad

    >

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