Commissione Trasparenza: appalto pulizie e investimenti del 1999

Nelle ultime due settimane in Commissione Trasparenza si è discusso di due temi che sono stati al centro anche di articoli sul quotidiano locale: l’appalto pulizie del Comune e la perdita registrata nel rendiconto 2014 con origine in un investimento del 1999. Magari con qualche riga in più del solito vista la complessità dell’argomento, ma è utile tornarci sopra per qualche chiarimento.

Quanto emerso nella commissione di ieri sull’appalto pulizie del Comune è che il quadro normativo nazionale per quanto riguarda gli appalti, appunto, e in particolare i criteri con cui vengono fatte le gare, deve essere rivisto, come del resto evidenziato anche dal Ministro Poletti, in quanto di fatto si traduce troppo spesso in una riduzione della retribuzione dei lavoratori. Per quanto riguarda l’appalto pulizie del Comune di Trieste, l’Assessore Treu ha spiegato chiaramente come la strada intrapresa già da mesi sia quella di un controllo rigoroso – potenziato peraltro da gennaio – che si traduce in sanzioni puntuali: è questa la maniera migliore per avere delle basi solide per contestare ed eventualmente revocare l’appalto senza che vi siano conseguenze economiche pesanti per il Comune e quindi per i cittadini. L’obiettivo finale è chiaramente quello di mantenere la qualità di servizi che si riferiscono a diverse fasce di popolazione e di tutelare i diritti dei lavoratori, ma per fare ciò la strada è complessa e va affrontata con meticolosità, non con proclami che rischiano di illudere senza risolvere il problema o, peggio ancora, portando conseguenze anche più pesanti.

La settimana scorsa, invece, l’Assessore Montesano ha ricostruito la questione del Fondo di investimento ce della registrazione della relativa perdita nel rendiconto 2014.

Nel 1999 è stata votata una delibera consiliare che prevedeva un investimento da parte del Comune pari a circa 5 milioni di Euro a fondo perduto, da versare in un fondo che avrebbe, poi, utilizzato le risorse per lo sviluppo di imprese hi tech. L’operazione veniva presentata come un’azione di marketing territoriale, il fondo di investimento era gestito da Mediobanca e ne facevano parte, oltre al Comune, anche grosse imprese come Generali, Ferrero, Fiat ecc. e l’ammontare complessivo investito era di circa 100 milioni di Euro.

Il meccanismo del fondo di investimento prevedeva che il contributo del Comune al soggetto beneficiario finale poteva essere al massimo del 30%, quindi il rimanente 70% era finanziato da altri soggetti.  

Come tramite fra Comune e Fondo di investimento veniva individuato il BIC, che si occupava di segnalare le imprese potenzialmente adatte ad essere finanziate dal Fondo. Il BIC segnalava una ventina di imprese, ma nel 2001, dopo l’analisi delle pratiche, il fondo di investimento decideva di investire soltanto su una di esse, scartando le altre. Montesano ha evidenziato come in ciò – giusto o sbagliato che sia – non vi è nulla di strano, nel senso che i fondi di investimento hanno totale autonomia (la cosa era specificata anche in delibera) e gli investitori non possono intervenire nel merito, se non rispetto alle linee di indirizzo (contenute in delibera).

Nel 2001, dei 5 milioni totali previsti, erano stati versati 795 mila Euro. Il Comune decise di uscire, ma prima di farlo fu obbligato a versare altri 1.205.000 Euro, pertanto l’investimento complessivo risulta di 2 milioni a fronte dei 5 previsti. Si è andati a transazione e il Comune ha pagato il fondo di investimento 600.000 Euro a titolo di commissione, uscendo dalla partecipazione al fondo.

Il fondo è scaduto nel 2009, e dopo due anni di proroga nel 2011 si è proceduto alla vendita finale, in seguito alla quale sono rientrati al Comune circa 100.000 Euro.

Rimane da chiarire:

  • cosa ne è stato del capitale residuo e se è previsto che questo rientri e in quale forma
  • quanti sono gli interessi versati dal Fondo al Comune nel corso degli anni

E’ stata annunciata un’altra seduta della Commissione.

  

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Informazioni su giovannibarbo

Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

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