Presidente della Repubblica, primarie, richiedenti asilo, walk of fame al Rossetti…e altro ancora

Un paio di riflessioni sulla situazione nazionale, l’accoglienza dei richiedenti asilo, la walk of fame nei pressi del Teatro Rossetti. E poi gli aggiornamenti sulle ultime due sedute della Prima Commissione: ecco il menu di questo post.

Sono cominciate le votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Forse sarò smentito, ma devo riconoscere che se su alcune cose – vedi il meccanismo delle primarie un po’ traballante – il PD dovrebbe rivedere più di qualche passaggio, nel metodo per la scelta della massima carica dello Stato sta ritrovando in questi giorni unità e coerenza, al proprio interno così come rispetto ai partiti storicamente più vicini ai nostri ideali. In fondo al post incollo l’intervento pubblicato sul Piccolo la settimana scorsa e riguardante suggerimenti e critiche rispetto ai malfunzionamenti delle primarie emersi in Liguria, devo dire però che in questi giorni si sta rifacendo strada la fiducia in una prospettiva meno disorientante.

Nei giorni scorsi ho ritenuto anche di prendere posizione rispetto alle strumentalizzazioni in atto sul tema dei richiedenti asilo: si tratta di persone che fuggono da una vita impossibile in luoghi di guerra, che arrivano qui non per scelta ma per necessità. Comprendo che le difficoltà di questi anni di crisi possano portare all’esasperazione anche tanti cittadini italiani che fanno fatica ad arrivare a fine mese, come pure che si possano avere delle perplessità di fronte all’incremento del numero di richiedenti asilo in un Paese che, come altri, sta attraversando un periodo non florido da un punto di vista economico ed occupazionale. Non dimentichiamoci, però, che si tratta di persone che scappano da situazioni di grande pericolo e svantaggio e con questo spirito bisogna cercare di affrontare al meglio la questione.

Passando su temi più leggeri, collaterali alla cultura come pure al turismo, ho presentato assieme al Consigliere Carmi la proposta – già discussa qualche tempo fa in Consiglio – di dedicare delle “stelle” agli artisti più importanti che hanno calcato e calcano le scene del Rossetti, nello stile della “walk of fame”già in uso negli USA ed in altre parti del mondo, utilizzando il tratto di Viale XX Settembre adiacente al Teatro. L’area vicina al Teatro Rossetti sarà oggetto nel prossimo futuro di limitazione del traffico veicolare, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano e poi ci sarebbe un notevole lustro per il Teatro Stabile Regionale, contribuendo oltretutto a rendere più accogliente l’area del viale XX Settembre prossima al teatro, percorsa da centinaia di persone in occasione di ogni rappresentazione.

Arriviamo alla Prima Commissione: venerdì scorso si è parlato di una mozione presentata da diversi Consiglieri del PD tra cui il sottoscritto e riguardante la predisposizione di un Regolamento per l’utilizzo di spazi pubblici e beni comuni da parte di associazioni che ne facciano richiesta: l’ho già detto in altri contesti, in uno scenario di risorse calanti è fondamentale che si trovino nuove formule per mantenere e valorizzare il patrimonio pubblico, soprattutto nei casi in cui questo è inutilizzato; si è parlato anche di un’altra mozione, a prima firma Mozzi e che ho sottoscritto anch’io, riguardante il riconoscimento dello Stato Palestinese come presupposto per la pace in quei territori; martedì, invece, si è discusso della mozione, a firma Reali-Cimolino, riguardante l’ipotesi di variare l’uso del Padiglione Ralli (ex OPP), la cui ristrutturazione – realizzata con fondi regionali – è in fase di completamento. La proposta, in sostanza, è quella di avviare un progetto integrato affinché gli spazi possano essere utilizzati sia, come previsto, dal centro diurno per persone affette da Alzheimer sia da giovani, con una sperimentazione di convivenza ed interazione. L’assessore Famulari ha spiegato come potrebbe essere necessario utilizzare parte della struttura per ospitare il CEST nella fase di ristrutturazione dell’attuale sede, ed ha specificato che comunque, nel caso in cui l’uso prevalente rimanesse quello di centro diurno per Alzheimer, non sarebbe necessario il cambio di destinazione d’uso.

Election
immagine dal film “Election” di Alexander Payne (1999)

Il sistema delle primarie va rivisto

Le dimissioni di Sergio Cofferati dal PD, di cui è uno dei fondatori, segnano un momento difficile per il partito. Tuttavia sarebbe sbagliato ridurli al dissenso personale così come interpretarli sintomo di un malessere più grande, ricollegandoli ad altre questioni che stanno sorgendo su scala nazionale. Non che il malessere non ci sia: le divergenze di vedute all’interno del PD ci sono e sono pubbliche, però l’episodio in seguito al quale Cofferati si è dimesso segnano prima di tutto il mancato funzionamento del sistema delle primarie così come strutturato finora, e le possibili ripercussioni sull’identità del Partito Democratico e sulla sua capacità – pur nella modernizzazione necessaria per rimanere al passo con la società – di rimanere ancorato ai propri valori fondanti.

I primi segnali c’erano stati alle primarie per la Segreteria Nazionale del Partito: in quell’occasione i risultati erano stati profondamente diversi fra il primo turno (quello in cui avevano votato gli iscritti), in cui Renzi aveva una maggioranza contenuta, e il secondo turno (quello aperto a tutti) in cui aveva una maggioranza schiacciante. Il significato? Che gli iscritti del PD erano troppo legati a vecchi schemi e vecchie gerarchie, che non erano del tutto rappresentativi dell’elettorato dello stesso partito? Probabilmente. Che al secondo turno avevano votato anche persone che non votano né avrebbero successivamente votato PD? Sicuramente.

Ai (pochi, a onor del vero) sostenitori del fatto che la votazione doveva spettare soltanto agli iscritti aveva risposto un sommovimento popolare che reclamava il diritto di poter sceglier il leader del partito per cui simpatizzava ma, magari, al quale ancora non se la sentiva di iscriversi. Tutto legittimo e anche giusto, nell’utopia di un mondo perfetto e con la necessità di recuperare la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini. Già, ma come si distingue tra i simpatizzanti e quelli che vogliono semplicemente partecipare al gioco? Oppure, ancora peggio, a quelli che il gioco vogliono manipolarlo?

A me non verrebbe mai in mente di votare per il leader di un partito diverso dal mio, figuriamoci per quello di un partito appartenente ad un’altra coalizione! Eppure, a quanto pare, questo è successo in Liguria, con noti esponenti del centrodestra locale che hanno partecipato al voto per le primarie del centrosinistra, senza che le regole del gioco fossero infrante. O meglio, l’infrazione è stata in qualche maniera riconosciuta, ma senza che questo avesse conseguenze sui risultati del gioco. Certo, si trattava di primarie di coalizione e non di Partito, ma il concetto di fondo rimane quello: è giusto, in nome dell’apertura, dare indiscriminatamente a tutti la possibilità di scelta di un candidato che dovrebbe rispecchiare la linea politica del partito che la propone e della coalizione che la sorregge ? E’ possibile trovare una mediazione fra il non richiudersi in se stessi e rimanere, pur senza restare ancorati anacronisticamente al passato, fedeli ai propri ideali (non ideologie) e a chi li condivide? Ci interessa? Al contrario di altri, io continuo a pensare con fiducia di sì, ma dagli errori dovremmo cominciare ad imparare, prima che sia troppo tardi.

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