Sulla riforma del lavoro, o meglio, sul metodo

Oggi Il Piccolo ospita un mio intervento sulla riforma del lavoro…o meglio, sul metodo con cui viene affrontata. Eccolo qui.

“Lo scorso weekend si sono svolte due manifestazioni importanti. Non collegate tra di loro, pure si ponevano in maniera dialettica rispetto a come viene e verrà affrontato il tema del lavoro nel contesto politico nazionale. A Roma la manifestazione della Cgil, a Firenze l’ormai tradizionale appuntamento di chi si riconosce nell’azione di Matteo Renzi. Abbiamo assistito ad una sorta di scontro a distanza, nei fatti più che negli intenti. Il problema di questo scontro e del bailamme mediatico delle settimane precedenti è che tutto il discorso riguardante la riforma del lavoro è stato ridotto ad un “articolo 18 sì” / “articolo 18 no”. Ora, se è indubbio che la salvaguardia dell’articolo 18 riguarda un numero di lavoratori in diminuzione – per il semplice fatto che sempre meno sono i lavoratori a tempo indeterminato – è altrettanto vero che l’attacco cui è stato sottoposto il diritto alla base dello stesso articolo 18 ha rischiato e rischia di alimentare uno scontro che non fa bene al ragionamento complessivo sulla riforma del lavoro. Uno scontro fra chi il contratto a tempo indeterminato ce l’ha e chi no, fra chi lavora per una piccola impresa e chi per un’impresa grande, fra imprenditori e lavoratori. Per non parlare dello scontro generazionale, fra chi è cresciuto in un sistema ora in crisi e chi un sistema probabilmente non riuscirà neppure a intravvederlo. L’evidenza di questo scontro sta nella contrapposizione fra “vecchio” e “nuovo” con cui sono state rappresentate le due manifestazioni dello scorso weekend, contrapposizione che purtroppo il presidente del consiglio, nonché segretario nazionale del Pd, non fa che accentuare con espressioni del tipo “la gente è con noi, non con i sindacati”. Se è indubbio che sia necessario un cambiamento, che l’Italia come l’abbiamo conosciuta non poteva e non può andare avanti, e pure che i sindacati in questi ultimi anni si siano occupati troppo poco delle forme di lavoro “atipiche”, che sono ormai invece le più diffuse soprattutto tra gli under 40, ciò non significa che si debba buttare via, assieme ai meccanismi e alle burocrazie che non funzionano, valori e diritti che sono stati una conquista e che vanno difesi e declinati nei nuovi contesti. Non è attaccando chi questi valori e diritti li ha custoditi nei momenti duri che si risolvono i problemi del Paese: si possono proporre soluzioni e modelli alternativi attraverso il confronto e il dialogo, non limitandosi a comunicarli in maniera unidirezionale su Twitter o attraverso slogan. Dopo aver definito l’articolo 18 “un simulacro” il presidente del consiglio, se davvero lo avesse ritenuto soltanto tale e privo di effetti pratici, forse avrebbe dovuto coerentemente lasciarlo stare. In tal modo le sue proposte sarebbero apparse più autorevoli e compatibili con gli ideali in cui una forza politica di centrosinistra dovrebbe riconoscersi.”

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Informazioni su giovannibarbo

Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

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