Sanità: l’Assessore Regionale Telesca in Consiglio Comunale a Trieste

Nella seduta del Consiglio Comunale di giovedì 27 febbraio abbiamo ricevuto in audizione l’Assessore Regionale Telesca, per un’illustrazione e un confronto sulle politiche regionali in tema di sanità, con particolare riferimento alle Linee di gestione 2014 e a Trieste. Nell’attesa di mettere in ordine e online gli appunti su quanto detto dall’Assessore, ecco di seguito il testo integrale del mio intervento, che in Aula ho contenuto per motivi di tempo.

“Gentilissima Assessore,

innanzitutto la ringrazio per aver voluto manifestare, con la sua disponibilità e presenza, l’attenzione nei confronti del territorio triestino. Un territorio che, per le proprie caratteristiche demografiche, continua ad essere profondamente diverso dal resto della regione e che per questo ha esigenze differenti. A questo proposito, ringrazio in questa sede i membri della Prima Commissione consiliare, di opposizione e di maggioranza, per il lavoro svolto nel corso delle sedute in cui abbiamo approfondito il tema dell’impatto delle linee di gestione 2014 sulle Aziende triestine e sul Burlo.

A di là delle esigenze peculiari del nostro territorio, però, il mio intervento vuole sottolineare principalmente alcune delle potenzialità delle nostre strutture e della nostra realtà, di cui ritengo opportuno tener conto nell’ottica dello sviluppo futuro che si progetta per la sanità.

Sul versante territoriale, la prevenzione, in particolare, deve essere sostenuta se vogliamo essere lungimiranti in termini di futura salute dei cittadini e anche di futuro contenimento dei costi: da questo punto di vista esperienze come quella delle microaree sono un valore aggiunto specifico proprio del territorio triestino.

Sul versante ospedaliero, la scorsa settimana si è tenuta la presentazione del progetto preliminare per la ristrutturazione di Cattinara e per il nuovo Burlo. Si è trattato e si tratta di un’occasione di riflessione che va al di là dei contenuti specifici del progetto, riguardando l’orizzonte più ampio della ricerca scientifica e dell’apertura all’Europa, che rivestono un particolare significato nel Comune che rappresentiamo, per ragioni storiche oltre che geografiche.

Per quanto riguarda l’aspetto della ricerca scientifica, l’avvicinamento del Burlo all’ospedale di Cattinara va in questa direzione, favorendo l’interazione e la condivisione di spazi e infrastrutture oltre che sapere. Interazione di cui, in altre forme, sarebbe opportuno tener conto anche con riferimento all’Ospedale Maggiore. Nel contesto triestino questo fattore non è isolato ma si ritrova, e dev’essere consolidato, nel legame con i centri scientifici d’eccellenza e le imprese ad alto tasso di innovazione che operano in campo medico e sanitario.

Per quanto riguarda il contesto europeo ed internazionale, l’ospedale può seguire una strada parallela agli ottimi risultati in campo di internazionalizzazione da parte degli Università degli Studi di Trieste, senza dimenticare la tradizione storica di relazioni tra la città di Trieste e il territorio istriano, dove vivono popolazioni italiane riconosciute dal nostro Ministero degli Esteri. A ciò vanno sommati e sovrapposti i possibili effetti della ‘Schengen sanitaria’, ovvero la Sanità transfrontaliera, che prevede la possibilità di farsi curare all’estero: le direttive Ue in materia sono state recepite con decreto lo scorso martedì 3 dicembre anche dal Consiglio dei ministri italiano.

È come ospedale di secondo livello transfrontaliero, quindi, che l’Ospedale di Cattinara può e deve mantenere la propria specialità, coniugando le caratteristiche di ricerca d’eccellenza e di attrattiva per popolazioni d’oltreconfine.

La nostra Regione ha un milione e 200 mila abitanti e si trova, quindi, tecnicamente al limite dei criteri previsti dal Ministero della Salute per avere non uno ma due ospedali di secondo livello. Tuttavia, in forza delle considerazioni di cui sopra, la difesa e la promozione dell’ospedale di secondo livello transfrontaliero di Cattinara a fianco di un altro analogo ospedale regionale è non solo possibile, ma auspicabile non solo dal Comune di Trieste che noi rappresentiamo, ma dall’intera Regione.

Non posso, parlando di risorse, non sottolineare il fatto che a Trieste si è già fatta, nel corso degli anni, una vera rivoluzione nella rete ospedaliera: dal 1978 ad oggi si è ridotto di tre quarti il numero di posti letto e si sono chiusi 5 ospedali pubblici e 2 cliniche private. Certo, c’è stata una diminuzione della popolazione di circa 70.000 unità, ma si tratta di una trasformazione che non ha esempi in nessuna provincia o città italiana in termini percentuali. Sarebbe più interessante, a questo punto, indirizzare i risparmi alle strutture amministrative, piuttosto che decurtare quelle sanitarie.

Auspico, quindi, che di questi elementi si tenga conto, anche in termini di risorse, nelle prossime azioni della Regione riguardanti le prospettive di sviluppo della sanità nel Friuli Venezia Giulia.”

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Informazioni su giovannibarbo

Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

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