Perché Cuperlo?

Mercoledì ho partecipato ad una delle tante iniziative organizzate in vista delle primarie del PD, in programma l’8 dicembre. Si parlava di giovani e mondo del lavoro. Si è parlato tra l’altro, in questi giorni, limitandomi ad esempi del Comitato di sostegno a Cuperlo, anche di scuola, infrastrutture, pensioni, diritti. Ecco, credo che la prima cosa da sottolineare, comunque vada a finire l’8 dicembre, è che le primarie sono state un’ottima occasione per discutere, scambiare idee, approfondire, anche scornarsi tra compagni di partito quando, su alcuni temi e pure sulla leadership, si hanno visioni non proprio coincidenti. Non credo che ciò avvenga in molti altri partiti. Questo dovrebbe farci riflettere in positivo, sul fatto che siamo ancora un partito capace di…discutere, appunto, e in prospettiva dovrebbe stimolarci a mantenere alto il livello del dibattito sui temi concreti anche dopo l’8 dicembre, riconoscendo che troppo spesso nel passato più e meno recente i nostri discorsi sono stati lontani dai problemi reali delle persone.

Venendo a me, il sostegno a Gianni Cuperlo nasce da una serie di motivi, qui in ordine sparso: la convinzione che segretario del partito e candidato premier debbano essere distinti, di modo che il partito abbia, poi, la possibilità di elaborare proposte e di porsi in maniera dialettica rispetto al Governo; la centralità della dignità della persona, e quindi del discorso relativo ai diritti;  la necessità di cambiare la legge Fornero in materia di occupazione e di pensioni; l’opportunità di avere almeno un membro della segreteria costantemente presente a Bruxelles, perché molte delle partite che si giocano qui – in primis quelle economiche – dipendono fortemente da un livello europeo del quale non sempre siamo consapevoli; la convinzione che la coalizione “ideale” cui deve guardare il PD si riconosca attorno ad alcuni valori fondamentali della sinistra e che non si debba andare, all’opposto, alla ricerca di consensi in altre aree politiche a prescindere da quelli che sono i valori condivisi.

Credo che questo sia un punto fondamentale, perché riguarda l’identità del nostro partito e il progetto per il futuro che vogliamo. E’ questa la sfida più grande di queste primarie, perché attraverso il confronto fra diverse proposte passa la strada per il rinnovamento di cui c’è un gran bisogno. Ma rinnovamento non significa buttar via tutto a prescindere: una cosa è riconoscere i propri errori, un’altra rinnegare un passato fatto di valori che devono, anzi, tornare ad essere attuali, perché il nostro peccato è stato proprio dimenticarci in più di qualche occasione, in questi anni, di ascoltarne gli impulsi e di tenerli come faro della nostra azione politica. Le primarie siano quindi un’occasione dove non ci si limiti ad un repulisti indiscriminato né ad un cinismo che rischia di essere fine a se stesso, ma si riscoprano le radici profonde del nostro impegno. 

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Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

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