L’offerta culturale in città

Oggi sul Piccolo un mio intervento, che riporto di seguito. Bizzarro il titolo scelto (dal giornale, non da me): “A Trieste la cultura è viva, ha solo bisogno di PR”….

“Prendo spunto dall’intervento apparso pochi giorni fa sulle pagine del Piccolo, che a sua volta prendeva a pretesto la rappresentazione teatrale su Trieste nel 1913 organizzata nell’ambito di Trieste Estate e andata in scena la sera prima al teatro Verdi. Da qui partiva un confronto con quello che era il mondo culturale di cent’anni fa in città, per poi spostarsi su una critica impietosa dell’offerta teatrale di oggi paragonandola a quella di città come Roma, Vienna e Zagabria, queste sì ricche di spazio per la sperimentazione e l’avanguardia. Ecco, il punto è proprio che quel confronto – anzi, sarebbe corretto dire quei confronti – a mio modestissimo parere rischiano di ridursi a mero esercizio mentale. Va innanzitutto tenuto presente che Roma, Vienna e Zagabria sono delle capitali, e come tali di ordine diverso rispetto a Trieste, oltre che centrali per il richiamo di pubblico. Accanto a ciò, va sottolineato come a Trieste ci siano almeno cinque teatri di grandi dimensioni, che offrono assieme una fotografia della realtà e del repertorio estremamente variegati cui possono attingere, dalla tradizione al contemporaneo. Per non parlare delle moltissime associazioni culturali che offrono spettacoli di qualità in campo musicale (classica, jazz, rock, elettronica, eccetera), cinematografico, teatrale e artistico nel corso dell’anno. Ma veniamo al confronto con il passato, quello a mio avviso più “rischioso”, in quanto possibile anticamera di una nostalgia poco produttiva, in contrasto fra l’altro con la spinta alla sperimentazione di cui sopra. A scuola ci insegnavano che l’arte è espressione del proprio tempo. Nel 1913 Trieste era il porto dell’impero, con risorse economiche e centralità connesse. Nel 1913 l’offerta musicale si basava sulla musica classica di allora, quella teatrale sui testi dei coevi Ibsen, Schnitzler… Spero di non scandalizzare nessuno dicendo che il musical sta al 2013 esattamente come l’operetta sta al 1913, che realtà come quelle del Pupkin Kabarett e degli spettacoli di Alessio Colautti non siano, in fondo, molto distanti da alcuni personaggi della rappresentazione teatrale sul 1913 diretto da Franco Però. E quest’offerta non è slegata dal discorso sull’identità: è evidente nei toni apparentemente più leggeri del cabaret, ma lo è pure nei percorsi del Trieste Film Festival, per citare uno dei cinque festival cinematografici di livello internazionale (che nel 1913 semplicemente non esistevano), come anche nelle collaborazioni con i musicisti provenienti dai Paesi della Mitteleuropa di cui è costellato il programma di Trieste Loves Jazz. Ho volutamente spinto agli estremi lo spunto che ho tratto dall’intervento di qualche giorno fa, quello che mi sento di dire è che la città è viva come non mai da un punto di vista culturale: forse semplicemente l’offerta culturale è poco visibile, sul piano della promozione e della comunicazione, rispetto ai fuochi d’artificio e al sistema organizzatissimo dei “pr” dell’intrattenimento. E proprio per questo motivo, da questo stimolo può partire un appello perché chi può dare maggior visibilità alle proposte culturali presentate quotidianamente in città lo faccia e continui a farlo, affinché i cittadini si lascino conquistare dalla curiosità e dalla sana fame di cultura. Sono sicuro che troveranno pane per i loro denti.”

qui sotto, la locandina de “L’onda dell’incrociatore”, rappresentazione teatrale cui ho avuto il piacere di assistere ieri sera, in scena fino a venerdì 2 agosto in sacchetta

OndaIncrociatore

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Informazioni su giovannibarbo

Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

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