La riforma delle ATER del Friuli Venezia Giulia

Martedì scorso in Consiglio Comunale a Trieste è stata votata all’unanimità una mozione scritta assieme a Stefano Beltrame, Anna Mozzi ed altri colleghi di maggioranza, firmata anche da numerosi gruppi sia di maggioranza che di opposizione.La mozione, oltre ad esprimere contrarietà alla soppressione delle ATER del Friuli Venezia Giulia e la necessità di rivedere la riforma che entrerebbe altrimenti in vigore dal 1 gennaio 2014, chiede di approfondire il tema dell’autorecupero, che riguarda quel patrimonio immobiliare ad oggi non inserito nei bandi ATER in quanto necessitano di ristrutturazione.

Riporto di seguito il testo completo della mozione.

 

oggetto: contrarietà alla soppressione delle ATER del Friuli Venezia Giulia

 

 

 

IL CONSIGLIO COMUNALE DI TRIESTE

 

PRESO ATTO che con la legge regionale 27/2012 sono stati modificati gli assetti istituzionali delle cinque ATER del Friuli Venezia Giulia, prevedendo il loro accorpamento in un unico Ente Regionale;

 

TENUTO CONTO che, qualora non si provveda con urgenza alla modifica di quanto previsto nella legge sopracitata, a decorrere dal 1 gennaio 2014 le attuali cinque ATER cesseranno di esistere per confluire nell’ ATER unica regionale;

 

CONDIVIDENDO la necessità di una riforma organica del settore casa per una migliore e più efficace risposta alla crescente domanda di alloggi a canoni accessibili;

 

CONSIDERATE le diversità delle situazioni e dei problemi strettamente connessi alle peculiarità dei territori in cui le attuali ATER operano e che richiedono la massima autonomia programmatica e gestionale al fine di meglio rispondere alle esigenze locali;

 

RITENUTO che per gestire al meglio le peculiarità territoriali sia necessario uno stretto coordinamento tra gli organi di governance delle ATER e gli Enti Locali;

 

EVIDENZIATO che nella Relazione della Corte dei Conti sulla gestione dell’edilizia residenziale pubblica in Italia, approvata con delibera n. 10/2007, si individuava nel Friuli Venezia Giulia uno dei due modelli gestionali più efficaci, con la seguente motivazione: “Le ATER del Friuli Venezia Giulia godono peraltro di un’amplissima autonomia gestionale, non riscontrabile nelle altre realtà regionali, che effettivamente appare funzionale al raggiungimento di livelli di buona amministrazione del patrimonio e che si estende a tutte le attività richieste per la costituzione e gestione del rapporto locativo, dalla fase dell’assegnazione dell’alloggio (che continua peraltro ad essere esercitata con forme pubblicistiche) a quella della cessazione del rapporto con gli utenti”;

 

RILEVATO che l’ATER di Trieste gestisce circa 13 mila alloggi che rappresentano il 44% di quelli in affitto nella provincia di Trieste e il 10% del totale di tutte le abitazioni presenti sul territorio provinciale, e che in questi alloggi risultano presenti oltre 20.000 persone, distribuite in circa 11.000 nuclei familiari, ovvero il 9% della popolazione degli abitanti della provincia di Trieste e il 36% dei residenti in affitto;

 

TENUTO CONTO della particolarità dell’area metropolitana di Trieste, caratterizzata, in maniera più incisiva rispetto alle altre realtà territoriali, da:

  • una costante e maggiore crescita della domanda di casa a prezzi sostenibili;

  • mancanza di aree di espansione territoriale;

  • densità abitativa, maggior numero di alloggi gestiti, vetustà del patrimonio immobiliare;

  • partecipazione attiva a progetti socio assistenziali (Habitat-microaree, salute e sviluppo della Comunità; Impresa di Comunità; Presto a Casa – modelli innovativi di domicili temporanei dedicati a utenti disabili) e ad accordi interni ed internazionali (Agenzia per l’affitto; Programma per la Cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia);

  • un consistente numero di alloggi sfitti (circa 1.000), che non sono assegnabili in quanto necessitano di ristrutturazione e rispetto ai quali è quanto mai opportuno, in questa congiuntura economica, ragionare su efficaci normative che prevedano la possibilità di autorecupero;

aspetti tutti questi che impongono di non perdere l’autonomia decisionale, per garantire la continuità dei progetti nel tempo e le costanti relazioni con persone e famiglie, nonché con le istituzioni locali (in particolare Comune ed Aziende Sanitarie).

 

RISCONTRATO che solo nel 2011 l’ATER di Trieste ha effettuato spese per interventi edilizi, per manutenzione ordinaria di stabili ed aree, manutenzione di impianti, fornitura di beni ecc. per un importo complessivo di circa 30 milioni di Euro, di cui ben circa il 60% corrisposto a fornitori residenti in provincia, e considerato che una tale ricaduta economica potrebbe essere verosimilmente compromessa dall’ipotesi di accorpamento delle ATER;

 

CONSIDERATO che va evitato l’innalzamento del canone minimo mensile oggi applicato alle famiglie triestine che versano in condizione di particolare difficoltà economica;

 

CONSIDERATO che il completamento dell’ iter di accorpamento delle ATER potrebbe pregiudicare le modalità di svolgimento del Progetto Habitat-microaree, in particolare per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini alla qualità di vita e al benessere soggettivo e della comunità rionale locale,potendone comportare pure, nella peggiore delle ipotesi, la soppressione;

 

PUR NELLA CONSAPEVOLEZZA che la crisi economica e la conseguente scarsezza di risorse pubbliche impongono una razionalizzazione dei servizi al fine di perseguire la migliore economia gestionale e che ci sia la necessità di una seria riforma delle politiche per la casa;

 

RITENUTO che la razionalizzazione dei servizi debba essere attuata senza intaccare l’autonomia delle attuali Aziende territoriali per affrontare le peculiari problematiche dei singoli territori attraverso una gestione, anche patrimoniale, improntata all’equilibrio ed all’equa ripartizione di risorse;

 

TENUTO CONTO infine che i supposti risparmi economici che avrebbero indotto la precedente Amministrazione regionale a procedere all’accorpamento si stanno rivelando assolutamente infondati, anzi i costi di gestione stanno lievitando a seguito delle inevitabili, continue trasferte dei membri del Consiglio di Amministrazione e dei tecnici;

 

IMPEGNA IL SINDACO

 

a farsi parte attiva presso la Regione Friuli Venezia Giulia per rappresentare tali motivi di preoccupazione nell’auspicio che venga riconsiderata la soppressione delle ATER, che in forza dell’autonomia goduta nella loro storia hanno sempre dimostrato di potere gestire al meglio le peculiari problematiche del proprio territorio, dando avvio ad una vera e propria riforma complessiva e condivisa nel settore;

 

a verificare con la Regione Friuli Venezia Giulia, a fronte del numero enorme di case sfitte ad oggi non inserite nei bandi ATER, possibilità e modalità di riuso di tale patrimonio tramite lo strumento dell’ autorecupero.

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Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

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