Il Porto Vecchio in Consiglio Comunale

Ieri in Consiglio Comunale si è parlato del futuro del Porto Vecchio. Peccato che non abbiano risposto all’appello Autorità Portuale e Portocittà, adducendo come motivazione il contenzioso tra loro in atto. Peccato mancassero proprio loro, perché a sentire gli auditi (Comune di Trieste e Muggia, Provincia di Trieste, Camera di Commercio) sembreremmo tutti d’accordo sul fatto che vada fatto tutto il possibile, e quanto prima, affinché quell’area venga riutilizzata, riqualificata, perché lì – in poche parole – si gioca una buona fetta del futuro della nostra città. A poco giova, da questo punto di vista, sbandierare fantomatiche speculazioni edilizie, commissioni internazionali, trattati stipulati fra Stati che non esistono più e risalenti all’epoca del bianco e nero.

Perché, come ha sottolineato il rappresentante del Ministero dei trasporti in comitato portuale Lillini, i motivi alla base dell’utilità del punto franco sono decaduti, perché si continua a fare confusione tra extradoganalità ed extraterritorialità, perché si confondono le merci con le persone, il tutto con il risultato pratico di favorire quel “no se pol” che ci inchioda ad un presente nerissimo.

Abbiamo sentito l’arch. Assanti di Greensisam raccontare dell’odissea burocratica di cui è stata e continua ad essere protagonista la sua realtà, e poi soprattutto abbiamo sentito l’ex Presidente dell’Autorità Portuale Boniciolli raccontare con passione e lucidità come il Porto Vecchio sia ormai un’isola demaniale scollegata dalla rete dei trasporti e come la vocazione trasportistica del Porto Vecchio sia finita da tempo. Ci ha parlato del piano regolatore portuale, da 3 anni in attesa di essere approvato, vittima della volontà di qualcuno di mantenere una situazione parcellizzata in cui è molto difficile pensare ad uno sviluppo o anche solo ad un investimento, non essendoci le infrastrutture e mancando una regia.

Gli abbiamo soprattutto sentito dire chiaramente che il punto franco può essere spostato. Non serve niente di trascendentale, basta che la volontà della città in questo senso sia chiara. Azioni che vadano in senso opposto, come le iniziative sui vantaggi del punto franco (quando nel resto d’Europa i maggiori porti cercano di spostarli o liberarsene) e approfondimenti su situazioni che sono profondamente mutate nel corso di decenni  non fanno che “giustificare” la paralisi di Trieste. La sfida più grande, invece, è proprio quella di rimetterla in moto.

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Informazioni su giovannibarbo

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