Su musica, cinema, cultura e dintorni

Venerdì sera all’Ausonia altre tre ottime band triestine hanno dato vita ad una serata di grande musica dal vivo. Ce ne sono davvero tante in giro, spesso non hanno la visibilità che si meritano per la loro abilità tecnica, passione, presenza scenica, capacità compositiva. Le associazioni e i locali, nei limiti del possibile e pure oltre, fanno lodevolmente ciò che riescono per dare ai gruppi “emergenti” uno spazio, ma l’amministrazione comunale potrebbe fare molto, molto di più.

Ho in testa gli esempi della Scandinavia, dove la musica – anche quella “non classica”, sì, e su questo potrebbe aprirsi una digressione che mi sta particolarmente a cuore ma che per stavolta vi risparmierò – la musica è riconosciuta come elemento prezioso di crescita, educazione, aggregazione, oltre che per il valore artistico, che a ben pensarci esiste (buono o cattivo) nel momento stesso in cui il musicista crea, reinterpreta, esegue. Da Paesi come la Svezia, dove la musica è parte integrante del percorso scolastico e dove numerose sono le agevolazioni (sale prove, attrezzature, ecc.) per i giovani che vogliono provare a “mettere su un gruppo”, da lì non a caso negli ultimi anni arrivano cose musicalmente interessantissime. Lì, per lo stesso discorso di fondo, alla cultura in toto è assegnato un valore che va ben al di là di una spesso discutibile e strumentalizzata “conservazione del patrimonio culturale tradizionale”.

La cultura è un elemento fondamentale della nostra vita, per la nostra crescita, per la nostra coscienza civile. Spesso ce ne dimentichiamo, spesso associamo questo termine alla sua concezione alta, quando il postmodernismo ci ha portati oltre, e per fortuna!

Ma anche da qui potrebbe partire una digressione, e allora meglio tornare all’attualità lanciando alcuni spunti su cosa si potrebbe fare qui, a breve e lungo termine. Servono spazi per i musicisti, ma anche per chi si esprime in altre forme d’arte. Spazi accessibili per i giovani, spazi per provare, per scambiare idee, per esibirsi. Serve anche un grande spazio in centro dove i musicisti locali possano “rubare con gli occhi” a nomi di richiamo intermedio tra quelli che suonano in luoghi di capienza attorno ai 500 posti e il Palatrieste. Nomi non ancora famosissimi, e proprio per questo più vicini alla dimensione di chi in loro potrebbe trovare interlocutori stimolanti. Lo stesso spazio potrebbe essere utilizzato dai festival cinematografici, attualmente costretti ad inventarsi soluzioni complicate per stare dietro ad un riconoscimento internazionale crescente e ad un pubblico – locale e non – sempre più numeroso ed esigente.

Serve un cambiamento di mentalità, prima di tutto. Dipende da noi.

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Informazioni su giovannibarbo

Consigliere Comunale nel Partito Democratico Vedi tutti gli articoli di giovannibarbo

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